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Lucio Fontana

Lucio Fontana (1899–1968),Il padre Luigi, italiano, in Argentina da una decina d’anni, è scultore e la madre, Lucia Bottino, di origine italiana, è attrice di teatro. A sei anni si stabilisce con la famiglia a Milano, dove, nel 1914, incomincia gli studi alla Scuola dei maestri edili dell’Istituto Tecnico “Carlo Cattaneo”. Interrompe gli studi e parte per il fronte come volontario. Nel 1927 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera. Nonostante la lontananza, continua a mantenere intensi contatti con il Sudamerica, dove effettua frequenti viaggi e dove apre uno studio di scultura. Si diploma all’Accademia di Brera nel 1930, e comincia a partecipare regolarmente alle esposizioni. Nel 1934 Fontana entra in contatto con l’ambiente dell’astrattismo lombardo legati alla galleria milanese “Il Milione”. L’anno dopo, si lega al gruppo parigino “Abstraction-Création”. Alterna opere astratte, come le tavolette graffite o le sculture in ferro filiformi, con le ceramiche “barocche”, che realizza presso le fornaci di Albisola e Sèvres. Nel 1939 prende parte alla “Seconda mostra di Corrente”. Lucio Fontana torna a Buenos Aires nel 1940, dove frequenta i gruppi d’avanguardia e partecipa alla stesura del “Manifesto Blanco” (1946), che segna la nascita dello “Spazialismo”. Nel 1946 è di nuovo in Italia.

Qui riunisce subito attorno a sé numerosi artisti e pubblica il “Primo Manifesto dello Spazialismo”. Il 1948 vede l’uscita del “Secondo Manifesto dello Spazialismo”. Nel 1950 esce il “Terzo manifesto spaziale. L’anno successivo alla IXº Triennale, dove per primo usa il neon come forma d’arte. Firma poi con altri artisti il “Manifesto del Movimento Spaziale per la Televisione”. Oltre a forarle, Fontana dipinge ora le tele, vi applica colore, inchiostri, pastelli, collages, payettes, gesso, sabbia, frammenti di vetro. Sul finire del 1958 realizza le prime opere con i “tagli”, che riproporrà nel 1959 su tela, con il titolo “Concetto spaziale”. Del 1959 sono anche le sculture in bronzo “Natura”. Nel 1960, parallelamente alle tele con i tagli, avvia il ciclo di tele con i cosiddetti “Crateri”, squarci prodotti nella tela, spalmata di colore ad olio. Nel 1962 è la volta dei “Metalli”, lastre di ottone o acciaio squarciate. Nel 1964 è la volta dei cosiddetti “Teatrini”, tele con buchi, incorniciate da bordi sagomati in legno che simulano una quinta teatrale. Poco dopo essersi trasferito a Comabbio, in provincia di Varese, dove restaura la vecchia casa di famiglia e installa il suo nuovo studio, Lucio Fontana muore il 7 settembre 1968.